- LA LETTERA DI LUCIA -


Carissima Lucia,
sono trascorsi quindici anni da quando il CIAI vi ha invitati all’Incontro. Padova-Milano, un tragitto con gli animi sospesi nell’attesa di una ragione per quell’appuntamento. Poi due poltroncine, il dottor Chistolini fronte a voi, al centro, e tu pensavi alla esatta geometria di quella posizione che gli avrebbe permesso di guardarvi e valutare le vostre reazioni. Ma a cosa ? Vi fa la proposta: – una bambina di quattro anni con un problema – , e tu sei entrata in un tunnel nero, hai avuto paura, fino a che non hai sentito altre parole – le manca una manina – . E attraverso quel tunnel che si è illuminato hai visto una creaturina correre e saltarti tra le braccia.
E con Gianfranco ridevate di gioia alternandovi nel dire che la piccola poteva giocare, saltare, cantare, ballare, anche sciare (si impara a sciare senza le racchette) e Gianfranco già progettava deviazioni dei freni e comandi di tricicli, bici, motorette, auto, che felicità … ci sarebbe stato forse qualche impedimento, non avrebbe potuto suonare il piano (invece poi l’ha fatto finché le è interessato), non avrebbe fatto il microchirurgo, ma ci sono tanti altri mestieri interessanti ! Quella piccola sarebbe stata la vostra seconda figlia.
Il CIAI vi ha chiesto di dare la risposta dopo qualche giorno, il tempo di valutare tutto con serenità e di parlarne con Alessio. Alessio aveva undici anni e sperava in un fratellino o sorellina con cui giocare: – una manina, cosa vuoi che sia una manina ! Ha solo quattro anni ! – Così vi ha risposto. E allora gli avete spiegato che non è possibile scegliere l’età dei fratellini, ed ha capito.
Tu e Gianfranco siete tornati a Milano, finalmente avreste visto la foto di vostra figlia. Quanta tenerezza per la vostra bimba, in posa in una salopette rosa, la faccina timida e gli occhi vispi, un po’ furbetti, Maria Rozalia, da sempre per tutti Roza. Il dolore e l’amore si sono scolpiti insieme in un unico sentimento. La storia di Roza, la ragione per cui le manca la manina, tu Lucia per molto tempo non saresti riuscita a dirla senza sentire quel dolore, il dolore di Roza diventava il tuo. Poi hai trovato il modo di metterlo da parte, di contenere le tue emozioni, con il tuo dolore non potevi aiutare Roza ad affrontare il suo.
La vostra famiglia con Roza sarà qualcosa di diverso da prima, più tormentata, più ricca, dovrete costruire una nuova famiglia, in cui degli estranei dovranno imparare a conoscersi, ad accettarsi, ad amarsi.
Ci saranno momenti di sconforto in cui penserai di avere peccato di presunzione, di aver creduto nella tua forza ed essere invece inadeguata. Vorrai strappare la sofferenza e la rabbia che travolgono Roza … e non ti sarà possibile. E soffrirai per la tua impotenza.
Roza ti dirà un giorno che sei una mamma tigre, e così ti sentirai sempre, una madre combattente, la madre di due cucciolotti straordinari, non importa arrivati come, sono figli delle tue viscere, ogni loro sofferenza è la tua sofferenza, ogni loro inquietudine la tua, ogni loro gioia la tua, ogni loro fallimento il tuo, ogni loro successo il tuo.
Potrei scriverti ancora a lungo Lucia, ma mi fermo qua.
Anzi, ancora una cosa: perdonati se non sempre riuscirai a fare la cosa giusta.
L.