- LA LETTERA DI MAURIZIO -


Ciao Maurizio.

Ricordi …? Siete alla stazione Termini, un venerdì pomeriggio di fine maggio. Appena saliti sul treno per Bari, dove andate per seguire un corso (l’ennesimo) per genitori adottanti proposto dal CIAI, arriva una telefonata dalla sede di Roma dell’Associazione: “Lunedì mattina, verso le 11, potete passare a trovarci?”. Il tono è un po’ sibillino ma, ormai abituati alle lunghe attese, un po’ distratti dalla prospettiva del week-end in Puglia (terra di Gabriella), un po’ ingenui di vostro, non fate molto caso allo stile della richiesta, non ponete domande e confermate. La vostra unica perplessità riguarda l’agenda: ambedue avete un lunedì denso di appuntamenti e riunioni.
Il fine settimana scorre in modo piacevole: il corso è interessante e stimolante, e l’approccio “meridionale” all’adozione vi fa simpaticamente riflettere sulla differenza con certi itinerari formativi di impronta “milanese”; il pesce al ristorante “Il pescatore” è sempre di altissimo livello; la passeggiata dentro Bari vecchia è sempre un incanto; la visita alla tomba di San Nicola è sempre un balsamo per lo spirito …
Tornati a Roma, cercate di organizzarvi, incastrando diligentemente l’appuntamento al CIAI con le altre incombenze di lavoro. Alle 10 e 30 uscirai in moto dall’ufficio, passerai da Gabriella e insieme andrete sull’Appia fino a via Botero. Arrivate puntualissimi e inizia il colloquio. Ti accorgi subito che la psicologa “la prende un po’ larga”, chiedendovi come va, cosa vi aspettate dal vostro itinerario di adozione … tanto che, dopo un po’, chiedi con una certa brutalità il motivo della convocazione. La risposta è: “E se fosse cinese?”. Capendo di avere di fronte due persone che non avevano capito un tubo, la vostra interlocutrice estrasse la fotocopia di una foto e pronunciò un nome “Pengjun”. Il tubo cominciò a farsi più chiaro, ma le emozioni cominciarono a montare … Seguirono alcune (poche) informazioni di carattere anagrafico e sanitario e la fatidica domanda: “Siete sempre dell’idea di adottare?”. Il vostro sì fu automatico, ma pronunciato quasi in trance. Usciste dal colloquio totalmente inconsapevoli di quanto vi stava succedendo. Riaccompagnasti Gabriella al lavoro in tutta fretta… perché doveva ricevere una delegazione governativa cinese.
Tu arrivasti in ufficio, pensando di raggiungere i colleghi già andati a pranzo. Ti sedesti alla scrivania ed estraesti quella fotocopia non molto chiara, con il volto di quel bimbo con gli occhi a mandorla che faceva capolino nella vostra vita … Scoppiasti in un pianto dirotto, che durò più di un’ora. Un pianto che scioglieva anni di pensieri, di desideri, di dubbi, di emozioni, di paure. Un pianto di catarsi, di gioia, di liberazione, di speranza. Il termine “paternità” per te, “maternità” per Gabriella, “genitorialità” per entrambi, tante volte evocati, analizzati, sviscerati in infiniti colloqui, test, incontri, prendevano improvvisamente forma, sostanza, consistenza, profumo … e tu Pengjun ne eri già diventato il catalizzatore e l’interprete.

Stava semplicemente cominciando una nuova vita con, altrettanto semplicemente, il programma e l’impegno di darti (e di darci) la fiducia che tante volte ti era stata negata.
Arrivederci, alla prossima tappa di questo meraviglioso viaggio.
Tuo Maurizio