- LA LETTERA DI ADRIANA -



Cara Adriana,

quando ieri mi hai dato la grande notizia, che finalmente siete stati abbinati ad un bimbo indiano e che siete in procinto di partire per andare a conoscerlo per portarlo in Italia con voi, ero così felice che il mio unico pensiero era dirlo a tutti gli amici che con me da ormai alcuni anni attendevano con ansia questo momento per condividere con voi la gioia e festeggiare.

Ed ecco, è appunto della gioia che non traspariva dal tuo volto che vorrei parlarti.

Ti conosco da tanto tempo che non ho bisogno di chiederti perché hai aspettato fino quasi alla data di partenza per l’India per comunicarmi questa splendida notizia.

Lo so, sei preoccupata.

Dopo tanto tempo passato ad aspettare, a fantasticare, a pianificare e organizzare il vostro futuro insieme ora sei come paralizzata dalla paura che qualcosa vada storto:

<< ci spiace ma manca un documento>>, <<sembra che ci siano dei problemi con le nuove leggi locali e che quindi si debba rifare un pezzo dell’iter perché è cambiato>> oppure << dovete capirlo, il bambino è stato in Istituto abbastanza per affezionarsi agli altri bambini ed agli adulti di riferimento e non è semplice per lui accettare di venire con voi, in fondo somaticamente siete così diversi da lui che non è facile abituarsi a voi in poco tempo>> e <<se non fossi capace?>>.

Ti capisco, so quello che provi perché io ci sono già passata ed ho provato le stesse emozioni, le stesse delusioni e le stesse paure; i documenti non erano mai abbastanza e le leggi cambiavano sempre. E quando sono arrivata in India e sfinita dal lungo viaggio e dalle poche ore di sonno finalmente ho incontrato l’oggetto dei miei sogni di una vita “LUI” non mi ha neppure guardata, il suo sguardo andava oltre me per evitare di incrociare il mio, non ha né pianto né sorriso né detto una sola sillaba per 24 ore (<<che sia muto?>> ci chiedevamo io e Marco, <<che sia autistico?>> si chiedevano gli amici che come noi erano venuti a conoscere il loro figlio indiano, <<e perché non corre come tutti i bambini? forse i bambini indiani non corrono>>).

Quanti pensieri, quante sciocchezze hanno attraversato la mia mente in quelle poche eppure lunghissime ore. E poi, come d’incanto, “LUI” ha cominciato a giocare con me usando il suo piedino, a farmi capire che voleva che lo prendessi in braccio per ridere felice mentre lo facevo girare forte in tondo, a piangere perché di entrare in quella piscina dell’albergo proprio non ne voleva sapere, a fare i versi degli animali mentre glieli passavo dicendogli il nome in italiano (ma che verso fa il coniglio? non l’abbiamo mai imparato neppure dopo).

E poi? E poi è passato tanto tempo, è arrivata anche “LEI” e la nostra famiglia, come tutte, naviga nelle acque dell’oceano della vita affrontando a volte mare calmo e a volte tempesta, ma nonostante io soffra il mal di mare, non ho mai pensato di voler scendere da questa barca.

Con affetto

Adriana